La peggiore infermità della nostra epoca è che scienza e spiritualità si presentano come due forze nemiche e antitetiche. Tale infermità s’insinua in maniera subdola nell’animo di tanti, di conseguenza diventando un’infermità sociale. In passato la spiritualità, la conoscenza mistica,
fu la più grande delle forze morali che plasmò l’anima dell’uomo moderno; in seguito la scienza sperimentale, apertamente riconosciuta nel secolo XVI si limitò a rivendicare i diritti legittimi della ragione, diventando la più grande delle forze intellettuali, cambiando il volto del mondo. Dall’altra parte le chiese, impossibilitate a dimostrare il loro dogma principale di fronte alle obiezioni della scienza, si sono rinchiuse come in una casa senza finestre, opponendo alle leggi della ragionecomandamenti assoluti e indiscutibili; la scienza inebriata dalle sue scoperte nel mondo fisico, astraendosi da quello psichico, si è fatta agnostica nel suo metodo, materialista nei suoi principi come nei propri fini: si è verificata così una profonda frattura nell’animo della società come in quello dei singoli, diventando causa d’impotenza e inaridimento. La religione senza prove e la scienza senza speranza si confrontano e si scontrano in una sfida senza vincitori, portando contraddizione nell’intima coscienza di ogni individuo pensante. Chiunque noi siamo, a qualsiasi scuola filosofica, etica e sociale apparteniamo, portiamo dentro di noi questi due mondi nemici, apparentemente inconciliabili, generati dalle due esigenze inalienabili dell’uomo: l’esigenza scientifica e l’esigenza spirituale.